CRESPINA NELLA PITTURA DELL'800

Da un libretto scritto da Carlo Pepi :

Silvestro Lega   Chiesa di Crespina, 1886 olio su tavola 19,5x32

 

 

 

 

 

 

Silvestro Lega  Villa Tommasi a Crespina

 

 

 

 

 

 

Adolfo Tommasi Villa di belvedere a Crespina

 

 

 

 

 

 

Adolfo Tommasi Acquaiole a Crespina

 

 

 

 

 

 

Augusto Rey  La  Steccaia a Tripalle di Crespina

 

 

 

 

 

 

F.Gioli

Villa Gioli a Fauglia

II nostro circondario ha un posto importante nella pittura dell'800; questo è un aspetto trascurato e addirittura da molti, ignorato, mentre dovrebbe essere tenuto in grande considerazione poiché grazie ad esso, Crespina, Fauglia e più ad occidente, Castiglioncello, Castelnuovo della Misericordia e il Gabbro, sono entrati di diritto tra i luoghi sacri all'arte.

È notorio che le nostre colline hanno ospitato da secoli le residenze di molte famiglie benestanti; ne sono prova le molte ville disseminate ovunque, in luoghi scelti opportunamente per le notevoli bellezze del paesaggio... Non a caso in alcune di queste ville hanno dimorato dei pittori tra i massimi di tutto l'8OO.

 

A Crespina, nell'attuale villa Vannozzi, antistante la Chiesa nuova, avevano la loro residenza estiva i Tommasi , l'attuale villa Paolella fu costruita dal Rey, l'attuale villa Pepi (Casa Mia) fu la residenza della Sig.ra Kienerk; a Fauglia, presso Poggio alla Farnia avevano la loro residenza estiva i Gioli e lo stesso Kienerk; poco sotto verso Valtriano avevalo la residenza i D'Acchiardi.

Queste erano famiglie di pittori importanti che a loro volta ospitarono artisti, spesso meno fortunati economicamente, ma dotati di grande talento; tra questi Giovanni Fattori, Silvestre Lega, Telemaco Signorini, quindi Cecconi, Cannicci e pressoché tutti gli altri pittori della corrente macchiaiola. Fu questo il movimento più importante dell'800 italiano che rivoluzionò i canoni della pittura seguita fino a quel momento, sia nelle forme che nei contenuti e che si pone parallela a quella degli Impressionisti francesi.

 

Tra gli ospiti illustri della famiglia Gioli, non è possibile dimenticare Diego Martelli, critico d'arte illuminato, dotato di sorprendente sensibilità e lungimiranza, amico, mecenate di questi artisti. Possedeva dei beni disseminati in tutto il circondario; da Nibbiaia a Castelnuovo della Misericordia fino a Castiglioncello; oltre 500 ettari con varie case. In alcune di queste ospitò lui stesso i suoi amici pittori conosciuti al Caffè Michelangelo, famoso locale nelle vicinanze dell'Accademia di Belle Arti a Firenze, in via Larga, attualmente via Martelli, ove attorno al 1859, in mezzo a tante accanite discussioni, nacque la «macchia» di cui Martelli appunto fu il maggior teorico, assieme al Signorini ed al Cecioni. Fu lui che si adoperò per far conoscere il gruppo, avendone subito intuito il valore, e per primo in Italia, a scoprire gli Impressionisti francesi, scrivendone nel suo Gazzettino d'arte, e parlandone in una conferenza, subito dopo averli conosciuti in occasione di un suo primo viaggio a Parigi ed esserne divenuto immediatamente amico.

 

 

LEGA

 

Ha inizio così il periodo in cui il Lega si trasferì al Gabbro. Ve lo aveva condotto il suo amico-allievo Angelo Tommasi che lo aveva presentato alla Famiglia Bandini, proprietaria della villa di Poggio Piano situata sotto al paese verso il nostro versante, davanti alla fornace.

Il luogo gli piacque molto e si stabilì accanto all'arco ancora esistente, stando a pensione dalla famiglia Filippi

È questo il periodo in cui il Lega cominciò a venire a Crespina, ospite dei Tommasi.

Questi soggiorni sono stati una grossa fortuna per Crespina: l'hanno immortalata. Infatti il Maestro come era stato folgorato dal paesaggio forte del Gabbro, così rimase colpito da quello dolce di Crespina, se prese in mano tavolozza e pennelli per dipingere (non avrebbe mai fatto una cosa che non avesse sentito prima nel suo intimo).

Fu qui che ebbe inizio il suo ultimo periodo, quello comunemente chiamato come «il periodo del Gabbro». Egli cominciò a sentire più forte la necessità di spingere ancora avanti la sua arte, a renderla più ardita, più decisa ed incisiva e fece un'altra serie di capolavori che si collocano ai massimi vertici ed all'avanguardia dell'Arte di quel periodo. Dipinse alla fine del 1886 La chiesa di Crespina e vi appose la data, documentando inconfutabilmente il momento della sua presenza qui

In quest'opera vi è intrinsecato tutto il suo nuovo stile, la sua poesia, il suo sentimento ed anche la sua rabbia per il profondo dramma che viveva: quello di non essere compreso.

 

Dipinse la casa dei Tommasi con alcuni componenti la famiglia di cui l'uomo è quasi sicuramente Luigi (padre dei pittori Angiolo e Lodovico), il cagnolino che appare anche in altre opere ed il parroco dell'epoca Don Francalanci. Nel quadro appare il medesimo muretto della Chiesa di Crespina, non esisteva a quel tempo la casa che attualmente è posta sulla destra. L'opera è andata perduta, per fortuna era stata pubblicata dal Borgiotti in «La Poesia dei Macchiaioli» con il titolo Villa a Crespina.

Dipinse l'Innamorata scrivendo sul retro in un cartellino: "un pensiero - una ragazza di Crespina".

Eseguì un disegno a matita con raffigurato un paesaggio con il pagliaio e vi appose la scritta: "Crespina 1887".queste indicazioni hanno evitato che le opere fossero attribuite genericamente al Gabbro, come succede per dei paesaggi ove non esistono particolari facilmente riconoscibili. Ho fondato motivo di ritenere che anche l'acquaiola riprodotta in «Appunti e spunti» del Daddi, sia stata eseguita a Crespina, come le opere con il medesimo soggetto e nel medesimo periodo furono eseguite qui dai Tommasi.

 

Infatti sotto la Chiesa Vecchia c'era una fonte, ove il paese si recava ad attingere acqua; questa caratteristica figura di acquaiola compare, ad esempio, anche nei quadri Preghiera in campagna e Acquaiole a Crespina (vedi schede di Adolfo e di Angelo Tommasi).

Molto ci sarebbe da scrivere su questo sommo Maestro, ma mi limiterò a ricordare la sua grande sventura. Lui, pittore così grande, non riuscì mai a vedere una sua opera in qualche pubblica galleria; cosciente della sua arte, ci avrebbe tanto tenuto. Gli ripeteva per scherzo il Signorini: «Crepa Vestro e vedrai i tuoi lavori in Galleria!» Ed infatti è stato proprio così; incompreso da vivo e scoperto 30 anni dopo la morte. Capita così a tutti coloro che precorrono i tempi.

 

Gli ultimi anni il Lega li trascorse nella più profonda indigenza e nella consapevolezza del suo valore, dipingendo al Gabbro pur nella quasi completa cecità. Non riusciva a vendere le sue opere; via via scendeva a Livorno con qualche quadro sotto braccio, ma quasi sempre invano. Ho nel mio archivio due lettere con cui si rivolge al suo allievo ed amico Ulisse Pichi che mi sembra interessante trascrivere:

 

«Caro Pichi - Gabbro lunedì - Dirigo a lei la scheda per Fanelli che mi farà piacere - consegnargli - Poi vorrei pregarla di passare dal Brizzi il quale ha fissato di darmi una risposta, se ha fatto un affare dei miei quadri - Preferisco però che avessi un'imbasciata per una gabbrigiana, mi mandi Lei un rigo - Gli raccomando di fare di tutto perché ho proprio necessità di denaro -Abbia pazienza se gli dò questo incomodo - Ghezzani e Salmonj lo salutano - Saluti agli amici - Per la risposta può mandarmela a mezzo di una Gabbrigiana. - Lì dal vinaio ce ne capitano sempre -.

Una stretta di mano - dal suo aff. S. Lega».

 

L'altra lettera rivela un lato caratteristico dello spirito intransigente dell'Artista e dice:

 

«Caro Pichi - Gabbro 28 ga.? (illeggibile) -

Quell'imbecille e imbroglione del Brizzi seguita a mandarmi lettere - Sarebbe il caso, che io venissi a Livorno, e gli rompessi il muso; prima perché è ignorante nelle sue lettere, poi, perchè quel contonon è mio - No, non e mio, perche i prezzi sono alterati, e gli oggetti sbagliati-Colle buone si può rimediare, colle cattive va a finir male .., ecc"

 

La lettera presenta delle macchie di vernice lasciate dalle mani dell'Artista che coprono alcune parole. Anche il figlio del pittore Pichi, il Rag. Leonardo, nota figura livornese, ancora in vita e mio ottimo amico, mi ha più volte raccontato ciò che aveva sentito dal padre sull'affettuoso rapporto fondato sulla profonda amicizia degli artisti; gli insegnamenti ricevuti dipingendo insieme al Gabbro,lo scambio di piccoli lavori e piaceri

È noto che il Lega aveva una modella al Gabbro soprannominata «La Scellerata» e che secondo le testimonianze che ho raccolto si chiamava Priami. A questo proposito ci riferisce la Sig.ra Giulia Fagioli Bandini (una delle proprietarie della Villa di Poggio Piano, ove spesso veniva ospitato il pittore- e dava lezione alle giovani padrone) che verso l'anno 1920 s'imbattè in questa «Scellerata» che al mercato di Livorno vendeva le uova e le chiese se il Lega (che cominciava ad essere famoso) le aveva mai regalato qualche quadro ed ella le rispose: «Una volta mi voleva regalare un mio ritratto, ma io non lo volli. Non mi somigliava punto. Chi l'avrebbe mai pensato che fosse così bravo, il Lega! Quand'era vivo ci voleva del buono e del bello a far comprare i suoi quadri, e ora tutti li cercano».

 

Al Gabbro ebbe amica anche la famiglia che abitava nella villa immediatamente sopra a Poggio Piano, prima di giungere in Paese, sulla sinistra; inoltre i proprietari della fattoria di Paltratico (località tra il Gabbro e Castelnuovo della Misericordia) ed ovviamente moltissimi gabbrigiani i cui nipoti lo ricordano per averlo sentito rammentare dagli avi.

In quegli anni subì anche l'affronto di vedersi rifiutato, nonostante l'interessamento dei colleghi e del Martelli, l'acquisto di un'opera da parte dello Stato Italiano che invece ne acquistò una, neppure finita, di un artista scomparso subito dopo, nell'anonimato.

Sempre più avvilito ed ammalato, per un tumore allo stomaco che a lungo lo aveva tormentato, dovette decidersi a lasciare il tanto amato Gabbro, per essere ricoverato all'Ospedale di San Giovanni di Dio, in Borgo Ognissanti a Firenze; prima di partire aveva un vestito così consunto da vergognarsene. La signora Clara Tommasi gliene cucì uno in un baleno e Lui si sdebitò con un ritratto. Fu quella la sua ultima opera.

 

Nel pomeriggio del 20/settembre/1895 Angelo Tommasi accompagno il suo maestro ed amico all'ospedale. Il giorno dopo all'alba, Silvestro Lega cessava le sue terrene sofferenze e lasciava il suo nome alla Storia dell'Arte.

Diego Martelli scrisse profeticamente sul "Corriere Italiano" " Passerà tempo, purtroppo, e le ossa di ognuno di noi saranno da un pezzo marcite  al Camposanto, quando il rispettabile pubblico e l'inclita guarnigione sapranno delle opere di Lui... E che Egli fu uno dei più robusti, onesti e vigorosi pittori del suo tempo nel quale visse incompreso combattendo in mezzo all'immonda gelatina che costituisce il sub stratum dell'ambiente moderno».

 

Nel cimitero di Santo Stefano, fuori Porta a Prato, in un modesto cantuccio, vi sarà posta questa lapide:

«Qui / fu sepolto il 22/9/95 / Silvestro Lega / pittore valente /nato a Modigliana nel Dicembre 1826 / non mendicò fama / né mercanteggiò nell'arte / Ma per essa come per la Patria, coscienzioso, schietto e altero / combattè strenuamente / all'avanguardia sempre / il fratello Ettore / addoloratissimo / questa memoria pose».

 

P.S. (Successivamente il Comune di Modigliana volle riavere i resti del suo figlio e tributargli degne accoglienze; gli eresse una tomba nella parte centrale del Cimitero al lato del suo amico Don Verità ed a entrambi dedicò un museo nella casa del Prete Garibaldino, con l'erezione dei rispettivi monumenti).