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Giovanni Segantini
nasce a Arco, vicino a Trento, nel 1858 e si trasferisce presto a Milano, dove
frequenta l'Accademia di Brera.
In quegli anni conosce il critico e teorico
Vittore Grubicy che lo spinge a
rifare l'opera "Ave Maria
a Trasbordo" secondo la nuova tecnica divisionista,
rielaborazione del pointillisme francese.
Gli artisti Divisionisti (accanto a Segantini si trovano
Pellizza da Volpedo e
Morbelli) concepiscono un nuovo tipo di chiaroscuro: accostano sulla tela
piccole pennellate di colori primari puri, a filamenti o a puntini, creando un
intenso effetto luminoso.
Questo nuovo modo di dipingere permette a Segantini di rendere l'atmosfera del
mondo naturale e allo stesso tempo di esprimere le proprie emozioni. Le sue
opere più grandi sono infatti quelle composte dopo il trasferimento in Engadina,
quando attraverso la tecnica dei colori divisi restituisce sulla tela la luce
vibrante dei paesaggi montani e manifesta il suo sentimento panico della natura.
L'opera di Segantini non è però solo specchio del dato reale, in essi aleggia un'atmosfera visionaria e mitica,
propria della corrente Simbolista europea.
L'arte eleva i temi quotidiani della maternità, della morte e della vita agreste
a concetti universali: l'immagine della stalla diventa nelle "Due madri" il più
eloquente simbolo dell'amore materno.
La componente simbolica di Segantini si evidenzia compiutamente con opere come "Ave Maria a Trasbordo" e "L'angelo della vita", senza
trascurare però l'amore dell'artista per la natura, che si rivela in
"Mezzogiorno
sulle Alpi" e "Ritorno dal bosco",. |