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Giovanni Boldini 

 

(1842 - 1931)

 

 

 

Boldini vive le due realtà, quella macchiaiola e quella francese, impostando uno stile tutto suo che lo porterà a non aderire passivamente a nessuna delle due, rifiutando una visione del mondo "tale e quale". Ciò che appare infatti non gli basta e per tale ragione decide di scardinare la realtà e di sottoporla a una decostruzione particolare tramite un processo di smaterializzazione e una conseguente dinamicizzazione…

Rispetto ai macchiaioli Boldini gioca una notevole riduzione di tavolozza, eliminando la loro pittura chiara e solare che consacrava una natura gioiosa e perfettamente equilibrata in ogni sua parte …   ai loro trionfi solari fa subentrare una meteorologia perturbata. Infatti mette in campo una "natura" imbronciata e mossa da un vento che sembra autorizzare lunghe pennellate, strisciate di colori, sempre più lontane dalle luminose soluzioni formali tipiche dei macchiaioli

 (A. Borgogelli)

 

Dopo il trapianto a Parigi, il fermo modellato di ascendenza “macchiaiola”, appare ancora in dipinti di eccezionale bellezza come il famoso Ritratto di generale spagnolo …, ma si modifica poi sfrangiandosi in mille pennellate aguzze: vedi Place Clicby  o Place Pigale. Ma a poco a poco le secche e appuntite pennellate di Boldini si sciolgono e allungano e sovrappongono schioccando come frustate, sfrecciando a ventaglio, rannodandosi attorno al volto della persona ritratta. Una estrosa abilità scenica e quasi da truccatore anima la “maniera” piú nota di Boldini e rende inconfondibili i suoi ritratti femminili…”  (C. Maltese)

 

 

   La vita 

 

Giovanni Boldini nasce a Ferrara il 31 dicembre del 1842.

Viene presto instradato allo studio dell’arte dal padre Antonio, valido pittore purista. La sua formazione è dedicata alla riproduzione delle opere risorgimentali conservate nei musei ferraresi e alla frequentazione dello studio dei fratelli Domenichini, pittori e decoratori.

Nel 1858 esegue un Autoritratto giovanile e i primi ritratti di gentildonne e notabili ferraresi, iniziando quel genere artistico che lo accompagnerà per tutta la vita.

 

Nel 1862, grazie ad una piccola eredità ricevuta da uno zio, si trasferisce a Firenze dove studia all'Accademia di Belle Arti e dove conosce Michele Gordigiani e Cristiano Banti con cui frequenta assiduamente il Caffè Michelangiolo e il gruppo dei pittori macchiaioli.

Dopo un soggiorno a Castiglioncello, ospite di Diego Martelli, nel 1866 compie un viaggio a Napoli con Cristiano Banti, dipinge Alaide Banti, Leonetto Banti e il Ritratto del Pittore, e espone per la prima volta a una mostra collettiva della Società promotrice delle belle arti.

 

Nel 1867 visita l'Esposizione universale a Parigi dove ha occasione di incontrare Degas, Manet, Sisley ed ammirare le opere di Corot. Di ritorno da Parigi dipinge il ritratto del Generale Esteban de Seravalle de Assereto. Nell’anno seguente inizia ad affrescare per i Falconer la sala da pranzo della loro villa La Falconiera nella campagna pistoiese, lavoro che terminerà nel 1870 prima di intraprendere il suo primo viaggio a Londra dove si avvicina alla ritrattistica inglese del settecento.

 

Nell’ottobre del 1871 si stabilisce definitivamente a Parigi dove lavora per il mercante d’arte Goupil, per il quale dipingono anche De Nittis, Meissonier, Palizzi e Fortuny, producendo molte opere "di genere" di gusto neosettecentesco.

Nel 1874  espone con successo al Salon Le lavandaie e Pont des Saints-Péres. In questo periodo dipinge molte vedute delle vie e delle piazze di Parigi ma soprattutto diviene uno dei pittori più apprezzati dall’alta società parigina per i suoi ritratti.

 

Negli anni che vedono l’affermarsi della pittura en plein air del movimento impressionista, Boldini si dedica ad una pittura di “interni”, riproducendo le atmosfere affollate dei teatri, delle feste e dei caffè. Inizia a scurire gradatamente la tavolozza verso i grigi, il marrone, il nero e nel rendere più rapida e sintetica la sua pennellata. Ciò avviene anche per le impressioni riportate nei sui viaggi del 1876 in Germania, dove conosce il pittore Adolph Menzel,  e in Olanda del 1876, dove rimane colpito dalle opere di Frans Hals.

 

Nel 1882 dipinge il Ritratto del musicista Muzio, che lo mette in contatto con Giuseppe Verdi del quale realizzerà un ritratto, terminato nel 1886, che sarà uno dei più grandi capolavori dell’artista.

 

Nel 1889 è nominato commissario per la sezione d'arte italiana all'Esposizione universale di Parigi dove espone il Pastello bianco, che ottiene la medaglia d'oro e il "Grand prix".

Nel 1892 ritorna a Firenze dove allaccia una relazione amorosa con Alaide Banti, figlia dell'amico pittore, alla quale alcuni anni dopo proporrà di sposarlo senza riuscire nel suo intento e rompendo una lunga amicizia con il padre di lei.

Nel 1897 si reca a New York dove espone con successo in una galleria sulla Fifth Avenue e dipinge i ritratti di numerosi esponenti dell'alta società americana.

 

Nella primavera del 1900 è a Palermo per ritrarre Donna Franca Florio che esporrà alla biennale del 1903.

Dopo brevi soggiorni in Italia e a Londra, trascorre il periodo della prima guerra mondiale a Nizza.

Nel 1919 è insignito del titolo di ufficiale della Légion d'honneur e del titolo di grand'ufficiale della Corona d'Italia.

Nel 1929 si sposa con Emilia Cardona: lui ha 87 anni, lei 30.

 

Muore a Parigi l'11 gennaio del 1931 per una broncopolmonite. Viene sepolto nella Certosa a Ferrara.

 

   

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Telemaco Signorini  -  dal "Gazzettino delle arti del disegno", articolo sulla Promotrice del 1866:

 «Il sig. Boldini di Ferrara è un nome nuovo  ma che brillantemente esordisce; egli ha esposto tre piccoli ritratti di un merito non comune e un quadretto rappresentante L'amatore di belle arti, la novità del genere confonde i classificatori che non sanno assegnargli un posto nelle categorie d'arte. 1 ritratti si sono fin qui fatti con una massima sola, cioè dovevano avere un fondo unito il più possibilmente per fare staccare e non disturbare la testa del ritrattato; precetto ridicolo e lo dice il sig. Boldini con i suoi ritratti che hanno per fondo ciò che presenta lo studio, di quadri, stampe e altri oggetti attaccati al muro, senza che per questo la testa del ritrattato ne scapiti per nulla. Se in natura una testa ha rilievo con degli oggetti postigli dietro, perché non deve averne più in arte se l'arte è un'imitazione della natura? Questo ha pensato il sig. Boldini e ha pensato bene. Se qualcuno ha avuto che dire è stato per uno spirito un po' troppo comico che fa parere questi ritratti caricature. Questo giudizio non manca di una certa giustezza, però crediamo che non sia un difetto in arte il mettere in evidenza un tipo col marcarne i lati caratteristici, piuttosto che ringiovanire una vecchia per farle la corte e abbellirla se brutta; l'antica abitudine di vederci adulati in un ritratto ci fa essere scontenti di chi non ci adula, e difatti troverete difficilmente una donna che sia contenta del proprio ritratto in fotografia. Il sig. Boldini ha secondo noi molti meriti dal lato concettoso dei suoi ritratti, ha però delle qualità come pittura che non ammettiamo assolutamente. Pare impossibile che dobbiamo essere in eterna opposizione coi così detti amatori dell'arte, se una cosa essi ammirano nei ritratti del sig. Boldini è la freschezza del colorito e per l'appunto questa freschezza è la qualità che meno apprezziamo in quest'artista. Mentre la fattura larga e facile ci piace, il colore continuamente bello e lucido ci stanca; in natura i colori belli di per se stessi non vi sono, ma paiono tali per il giusto contrapposto con gli altri, il fare i colori più belli della natura è far falso e convenzionale insieme». 

 

      

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