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La vita
Giovanni Boldini nasce a Ferrara il 31 dicembre del 1842.
Viene
presto instradato allo studio dell’arte dal padre Antonio, valido pittore
purista. La sua formazione è dedicata alla riproduzione delle opere
risorgimentali conservate nei musei ferraresi e alla frequentazione dello studio
dei fratelli Domenichini, pittori e decoratori.
Nel
1858 esegue un Autoritratto giovanile e i primi ritratti di gentildonne e
notabili ferraresi, iniziando quel genere artistico che lo accompagnerà per
tutta la vita.
Nel
1862, grazie ad una piccola eredità ricevuta da uno zio, si trasferisce a
Firenze dove studia all'Accademia di Belle Arti e dove conosce Michele
Gordigiani e Cristiano Banti con cui frequenta assiduamente il Caffè
Michelangiolo e il gruppo dei pittori macchiaioli.
Dopo un
soggiorno a Castiglioncello, ospite di Diego Martelli, nel 1866 compie un
viaggio a Napoli con Cristiano Banti, dipinge
Alaide Banti,
Leonetto Banti e il Ritratto del
Pittore, e espone per la prima volta a una mostra collettiva della Società
promotrice delle belle arti.
Nel
1867 visita l'Esposizione universale a Parigi dove ha occasione di incontrare
Degas, Manet, Sisley ed ammirare le opere di Corot. Di ritorno da Parigi dipinge
il ritratto del Generale Esteban de Seravalle de Assereto. Nell’anno
seguente inizia ad affrescare per i Falconer la sala da pranzo della loro villa
La Falconiera nella campagna pistoiese,
lavoro che terminerà nel 1870 prima di intraprendere il suo primo viaggio a
Londra dove si avvicina alla ritrattistica inglese del settecento.
Nell’ottobre del 1871 si stabilisce definitivamente a Parigi dove lavora per il
mercante d’arte Goupil, per il quale dipingono anche De Nittis, Meissonier,
Palizzi e Fortuny, producendo molte opere "di genere" di gusto neosettecentesco.
Nel
1874 espone con successo al Salon
Le lavandaie e Pont des Saints-Péres.
In questo periodo dipinge molte vedute delle vie e delle piazze di Parigi ma
soprattutto diviene uno dei pittori più apprezzati dall’alta società parigina
per i suoi ritratti.
Negli anni
che vedono l’affermarsi della pittura en plein air del movimento impressionista,
Boldini si dedica ad una pittura di “interni”, riproducendo le atmosfere
affollate dei teatri, delle feste e dei caffè. Inizia a scurire gradatamente la
tavolozza verso i grigi, il marrone, il nero e nel rendere più rapida e
sintetica la sua pennellata. Ciò avviene anche per le impressioni riportate nei
sui viaggi del 1876 in Germania, dove conosce il pittore Adolph Menzel, e in
Olanda del 1876, dove rimane colpito dalle opere di Frans Hals.
Nel
1882 dipinge il
Ritratto del musicista Muzio, che lo mette
in contatto con
Giuseppe Verdi del quale realizzerà un
ritratto, terminato nel 1886, che sarà uno dei più grandi capolavori
dell’artista.
Nel
1889 è nominato commissario per la sezione d'arte italiana all'Esposizione
universale di Parigi dove espone il
Pastello bianco, che ottiene la medaglia
d'oro e il "Grand prix".
Nel
1892 ritorna a Firenze dove allaccia una relazione amorosa con Alaide Banti,
figlia dell'amico pittore, alla quale alcuni anni dopo proporrà di sposarlo
senza riuscire nel suo intento e rompendo una lunga amicizia con il padre di
lei.
Nel
1897 si reca a New York dove espone con successo in una galleria sulla Fifth
Avenue e dipinge i ritratti di numerosi esponenti dell'alta società americana.
Nella
primavera del 1900 è a Palermo per ritrarre
Donna Franca Florio che esporrà alla
biennale del 1903.
Dopo
brevi soggiorni in Italia e a Londra, trascorre il periodo della prima guerra
mondiale a Nizza.
Nel 1919 è
insignito del titolo di ufficiale della Légion d'honneur e del titolo di grand'ufficiale
della Corona d'Italia.
Nel
1929 si sposa con Emilia Cardona: lui ha 87 anni, lei 30.
Muore a
Parigi l'11 gennaio del 1931 per una broncopolmonite. Viene sepolto nella
Certosa a Ferrara.
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