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Giuseppe Bossi nacque a Busto Arsizio (VA) nel 1777.
Uomo eclettico e di grande talento, il Bossi non si limitò alla pittura, ma
fu anche personaggio politico, letterato, collezionista e bibliofilo.
Dopo un soggiorno a Roma tra il 1795 e il 1801 in
cui strinse amicizia con il Canova, Bossi si stabilì a Milano, dov'era
diventato, a soli 23 anni, segretario dell'Accademia di Belle Arti di
Brera. A lui si deve l'elaborazione degli statuti di cui Brera era
sprovvista.
Egli voleva che tutto l'operato dell'Accademia
venisse esposto al pubblico e non solo agli artisti, per rendere noti i
principi della sua teoria sulla funzione pedagogica ed educativa
dell'Accademia, per generare "buon gusto" nella popolazione e fornire
gli strumenti interpretativi a chi "non è in stato di approfittare delle
mute lezioni delle arti imitative".
L'esposizione del 1806 segnò il culmine dell'attività del Segretario: in
pochi anni era riuscito a riorganizzare l’Accademia creando nuove aule e lo
spazio per la Pinacoteca, il suo risultato più prestigioso, che nel 1809
venne inaugurata nella nuova sede della Galleria Reale.
Tra il 1807 e il 1809 il Bossi studiò e copiò
accuratamente il Cenacolo di Leonardo da Vinci per salvarlo almeno in parte
dalla rovina allora già in atto. Intanto aveva raccolto opere del Rubens, di
Tiziano, dei Carracci e di altri autori e, per educare i giovani
sull'esempio di quei maestri, chiese e ottenne di aprire una scuola d'arte a
casa propria.
L'atteggiamento del Bossi consisteva nel concepire
la sua arte piuttosto come coscienza storica della pittura che non la
pittura come coscienza della storia. In questo senso egli era già un
romantico.
Scrisse quattro libri intorno alla vita e alle opere
dell’autore del "Cenacolo", il "discorso sull’utilità politica delle arti
del disegno", un’epistola a Giuseppe Zanoia e le "vite dei pittori
milanesi".
Morì nel 1815 alla giovane età di 38 anni
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