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 Vincenzo Camuccini

 

(1771-1844)

                 

Camuccini si dedicò fin da giovane allo studio di Raffaello e di Michelangelo, ricercando in quei sommi la solennità e grandiosità di significati e di forme.

Era appena ventiduenne allorchè l'anno stesso della decapitazione di Luigi XVI concepí la Morte di Giulio Cesare e Virginia Romana (li terminò molti anni piú tardi: nel 1798 il primo e nel 1804 il secondo e sono ora a Napoli, nella Galleria Nazionale di Capodimonte). La vasta composizione in cui Giulio Cesare cade trafitto sotto la statua di Pompeo, voleva essere un solenne monito avallato dall'esperienza della storia. A questa l'artista cercò peraltro di attenersi con archeologica esattezza, costruendo il suo quadro con spirito analogo a quello con cui David aveva costruito i suoi Orazi, anzi forse con la volontà di sorpassarlo (Camuccini e David).

 

In questa volontà rientrava anche l'intento di rendere il quadro il piú possibile austero, e cioè privo di quelle giocondità di colori e di smalti del giovane David. Cosí accadde al Camuccini di valorizzare a sviluppare le sue grandi facoltà disegnative e compositive e di deprimere le sue facoltà coloristiche.  Molti suoi disegni a semplice chiaroscuro rivelano una energia compositiva e una sicurezza sorprendenti. Ma Camuccini si lasciò condurre dall'ambiente, che gli imponeva quadri sacri e un dipingere che non oltrepassasse i limiti del classicismo di Raffaello e di Michelangelo. Perciò egli finì presto per dipingere con molta applicazione e diligenza, ma con scarsa convinzione ( l'Incredulità di San Tommaso, la tela della Presentazione al Tempio per il San Giovanni di Piacenza del 1803).

 

L'intelligenza del Camuccini era pronta e aperta: di fronte al vero egli dispiegava tutta la sua potenza di pittore penetrando acutamente la forma e l'anima dei personaggi. Taluni suoi ritratti, come ad esempio quello del Pittore Kral sono veri e propri capolavori. Infine la sua concezione della pittura storica era assai meno legata ai temi classicisti di quella degli altri neoclassici romani e il Camuccini non arrivò mai a introdurre nella pittura storica la storia contemporanea, ma seppe uscire dalla tematica classicísta e, com'era stato il primo pittore italiano veramente neoclassico nel senso davidiano, cosí fu il primo pittore romano che concepí (1812) un quadro che già può dirsi in certo senso romantico: l'Ingresso di Malatesta Baglioni a Perugia (Casa Baglioni, Perugia). Un tema rinascimentale che mostrava una ricerca di storia piú « italiana » e piú « attuale » rispetto a quella del neoclassicismo vero e proprio.

Il Malatesta rimane un fatto isolato. E siccome nelle ambizioni del Camuccini potevano rientrare le idealità dello storicismo romantico, ma non il rigorismo ascetíco e il lavoro minuto dei puristi (anzi dei purístelli, com'egli li chiamava), che tra il 1815 e il 1820 appariranno sulla scena al seguito dei nazzareni tedeschi, il Camuccini rimase sempre piú un isolato, arroccato nella sua fortezza dell'Accademia di San Luca, di cui era presidente sin dal 1806. Cosí, quando il Camuccini morì a Roma nel 1844, la sua arte appariva ormai sorpassata.

 

(da "Storia dell'arte in Italia" di Corrado Maltese)

 

 

La vita

Nato a Roma il 22 febbraio 1771, Camuccini rimase orfano a sette anni, il fratello maggiore Pietro assecondò la sua predisposizione all’arte affidandolo alla scuola del David ed a quella di Domenico Corvi. A soli quattordici anni eseguì il suo primo lavoro: "il Sacrificio di Noè".

Nel periodo dei suoi studi si recava ogni mattina in Vaticano dove, studiando la pittura di Raffaello, perfezionò il disegno e gli effetti del chiaroscuro; di quel periodo è rimasta una ricchissima raccolta di disegni, copie, schemi e composizioni.
Per perfezionare la sua tecnica si recava spesso in campagna, nei mercati e nelle vie di Roma osservando la natura e le scene di vita quotidiana al fine di conferire maggiore realismo alle sue composizioni.

 

Nel periodo iniziale della sua attività dipinse un gran numero di cartoni, bozzetti e copie dei grandi pittori del passato: Raffaello, Michelangelo, Caracci e altri.

Le sue prime composizioni personali, la “Morte di Cesare” e la “Morte di Virginia”, tratte dallo studio delle opere letterarie di Tito Livio e Plutarco, ebbero notevole successo e furono lodate dagli artisti contemporanei Visconti, Vincenzo Monti, Hudsen e Canova. Ottenne presto numerose committenze dall’aristocrazia e dalla borghesia romana.

Oltre la fama ed un discreto guadagno ottenne, quale riconoscimento dei suoi meriti e del suo valore, il primo incarico ufficiale: Pio VII lo nominò Direttore Generale della fabbrica dei Musei in Vaticano.


Intanto aprì a Roma il suo studio in via dei Greci, frequentato assiduamente da numerosi  allievi, tra i quali Benvenuti, Landi, Colalelli, Bassi, Polagi, Ariente, Haiez, Malatesta, e da artisti stranieri, in particolare dai pittori transalpini.


Per la Corte di Napoli eseguì la Morte di Cesare e la Morte di Virginia. Re Ferdinando di Napoli nel 1819 gli affidò l'incarico di Direttore Artistico della sua corte. Il Camuccini accettò, e nei suoi otto mesi di permanenza, ornò la corte di molti suoi dipinti.

Nel 1826 fu chiamato dal re di Napoli, Francesco I, ad eseguire alcuni quadri per il palazzo reale.

Anche Napoleone gli ordinò dei quadri per il Quirinale, tra i quali il  "Carlo Magno"; per la qualità delle sue opere lo insignì del titolo di Cavaliere dell'Ordine del Merito delle due Sicilie.
Per il Re di Spagna Carlo V, per la Regina e per sua figlia duchessa di Lucca realizzò diverse tele: una Cornelia dei Gracchi e la Deposizione del Cristo; quest'ultimo un "cartone grandissimo, giudicato dai maggiori artisti un capolavoro".
Da committenti russi ebbe diversi ordini: un Dio Padre, la Vergine col Bambino, il Salvatore, Gesù Cristo che ora nell'orto.
Il Granduca Alessandro di Russia, recatosi nel suo studio, acquistò il cartone Amore e Psiche; Camuccini dipinse per lui "Virgilio legge l'Eneide a Ottavia", pagato 8000 scudi romani.

 

Pio VIII si recò nel suo studio e gli ordinò un Gregorio Magno per il Tempio di S. Nicola in Arena. L'apprezzamento del Papa gli fruttò la nomina a barone con Breve del 28 agosto 1830.
Di quegli anni sono le tele Madonna col Bambino per la Chiesa parrocchiale di Torri in Sabina e “Angelica, Medoro e Faustolo”.

Per il futuro Re d'Italia, Carlo Alberto, dipinse nel 1840 la tela "Furio Camillo scaccia i Galli dal Campidoglio", pagato 1000 scudi (si trova oggi nel Palazzo reale di Genova).

Papa Gregorio XVI gli ordinò l'illustrazione del Vangelo, composto di 84 quadri, pubblicati dal 1830 al 1833.

Fu anche membro e presidente dell'Accademia di S. Luca a Roma dal 1806.

Vincenzo Camuccini, colpito da ictus nel 1842, morì a Roma l'11 settembre 1844; fu sepolto nella Chiesa di  Lorenzo in Lucina, dove era stato battezzato. Lasciò la sua preziosa galleria al figlio Giovanni Battista che la vendette al Duca di Nottuberland per 800 scudi, dopo averla offerta invano alle autorità pontificie romane.

 

 

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