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Felice Giani 

 

(1758 - 1823)

 

 

 

Tra le varie correnti che alimentavano il neoclassicismo romano prima dell'affermarsi del Camuccini , la critica ha da tempo messo in luce l'esistenza di una tendenza neomanierista nella seconda metà del Settecento analizzando la personalità di artisti stranieri come Henry Fuseli (a Roma tra il 1769 e il 1777) e William Blake, suo allievo, e ha inserito in tale quadro la figura di Felice Giani.

Artista piemontese trasferitosi a Roma ventenne,  impegnato a decorare Palazzo Doria nel 1780, sarà sempre attivo, come frescante e decoratore di palazzi nobili, soprattutto tra Roma e Faenza.

Inserendo Giani nella corrente neomanierista la critica ha forse inteso scoprire un Gianí preromantico, che assume un accento particolare nei confronti degli altri "neomanieristi". Lontano dall'accogliere la "grandiosità" propria del neoclassicismo, Giani accolse di questo solo la tematica mitologica e paganeggiante e, al contrario, affollò le sue scene di un ritmo quasi vorticoso di gesti e di figure, di colori e di segni, mantenendo sempre un "presto"  in armonia con quello del frescante, che ha bisogno di uno stile disegnato e colorito rapidamente e a forti contrasti d'ombre e di colori.

In altre parole Giani era interessato non dalla credibilità, serietà e gravità dei canoni tematico-formali neoclassici, ma dall'effetto e dal godimento fantastico della messa in scena e del racconto, ancorché inverosimile. Perciò egli non temeva di esagerare e caricare i gesti, le movenze e i colori, di gonfiare le muscolature, di stravolgere la prospettiva, di accorciare o allungare le figure a piacimento a seconda dell'estro e delle esigenze decorative.  

Tutto questo non era di poco conto; lo storicismo neoclassico subiva, infatti, attraverso l'attitudine del Giani, una recessione verso il mito e la leggenda. La classicità cessava di essere una fonte di fedi certe e assolute, un mondo che si poteva far rivivere nella sua interezza purché si volesse, e si trasformava in un vasto repertorio dove si poteva trarre un racconto, che poteva anche essere vero (ma non era necessario che lo fosse), dal quale a sua volta si poteva ricavare non una determinata morale civile o politica, ma una morale "universale" o una filosofia. Questo svolgimento era il solo che potesse accompagnarsi alla divulgazione della classicità e al tempo stesso a una interpretazione di essa in netta opposizione a quella ufficiale.

 

 

La vita

 

15 dicembre 1758: nasce a San Sebastiano Curone (Alessandria) da Giulio Domenico e Angela Maria Giani.

Prima del 1774 si trova a Pavia per studiare sotto la guida del pittore Bianchi e dell’architetto Bibiena.

1778: prosegue gli studi a Bologna.

1780: si trasferisce a Roma sotto la protezione del principe Dora Panphili per studiare sotto la guida di alcuni artisti fra cui l’architetto Antolini.

Negli anni 1785/86 è documentata la sua residenza a Roma; sul finire del 1786 si trova a Faenza per decorare la Galleria dei Cento Pacifici, come aiuto del Barozzi.

Gennaio 1787: è nominato membro accademico d’onore dell’Accademia Clementina di Bologna.

Febbraio 1787: lavora alla Galleria del Palazzo Conti-Sinibaldi a Faenza.

Dal 1788 al 1794 risiede a Roma, dove esegue commissioni importanti (come per l’Ermitage di Pietroburgo), documentate dal carteggio con il conte Achille Laderchi.

4 giugno 1794: inizia le decorazioni della Galleria di Palazzo Laderchi a Faenza ed esegue i disegni dell’album "Da Faenza a Marradi".

1795: ha incarichi a Iesi, a Perugia. Propone alla municipalità di Faenza di aprire una scuola di disegno.

1799: un disegno documenta un probabile arresto del pittore da parte delle autorità pontificie per le sue idee giacobine.

19 ottobre 1802: inizia le decorazioni del piano terra di Palazzo Milzetti a Faenza.

1804: termina le decorazioni del piano nobile.

Negli anni seguenti realizza commissioni a Bologna, Roma, Venezia, Ferrara, Ravenna, Forlì.

1811: è nominato accademico di merito dell’Accademia di San Luca di Bologna.

Esegue decorazioni a Modigliana e a Cesena.

1812: inizia le decorazioni dell’appartamento napoleonico al Quirinale.

Lavora al teatro di Imola, a Parigi, realizza altre decorazioni a Faenza, come nei Palazzi Morri e Cavina, Palazzo Pasolini.

14 febbraio 1819: è nominato membro dell’Accademia dei Virtuosi al Pantheon.

1822: dopo un soggiorno romano, dona alla città di Faenza un medaglione con la sua effigie e si trasferisce a Bologna.

11 gennaio 1823: muore a Roma in seguito ad una caduta da cavallo.

 

                    

 

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