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Bartolomeo Pinelli  (1781 - 1835)             

Pinelli è morto e la sua tomba è il mondo” 

                             


Nato a Roma nel 1781 da un « pupazzaro » ovvero facitore di statuette, si trasferì a Bologna nel 1792, a seguito della famiglia, dove studiò disegno. Nel 1798 tornò a Roma, presso l’abate Lavizzari, e divenne allievo dell'Accademia del Nudo.

Si allontanò ancora da Roma nel '99 per partecipare alla spedizione della nuova Repubblica Romana contro Civitavecchia, che si era ribellata ai francesi, ma disertò la legione per girovagare, disegnando, nelle campagne maremmane.

Al ritorno si mise a eseguire figure nei paesaggi dallo svizzero Franz Kaiserman e per circa otto anni continuò in questo lavoro e nell’attività di illustratore di testi letterari come la Divina Commedia, i poemi cavallereschi, l'Eneide o il Meo Patacca di Giuseppe Bernieri.

La sua fama è legata alle raccolte di costumi popolari nelle quali si delinea il suo stile: tratto semplice e sicuro, lineare secondo i canoni neoclassici, ma senza quella finezza di composizione che si ricercava nell'arte ufficiale, un neoclassicismo popolaresco.

Nei primi anni dell’800 Pinelli frequentò l’accademia del Giani che influenzò la sua tecnica nel modo libero di combinare contorni, chiaroscuro e colore, in certe movenze e atteggiamenti; come Giani aveva saputo togliere la pittura dal suo nobile piedistallo per trasformarla in racconto, libera espressione di idee e di emozioni. 

Pinelli ebbe coscienza del crepuscolo degli ideali neoclassici. Alla certezza di sopravvivere attraverso il monumento, contrappose infatti nei sui disegni la presenza ammonitrice del teschio e della scritta “tutto finisce”. In un foglio, trovato tra le sue carte alla sua morte, egli disperse idealmente al vento la sua stessa gloria scrivendo: “Pinelli è morto e la sua tomba è il mondo

 Resta misteriosa la sepoltura dell'artista: si pensa che le sue spoglie siano state imbalsamate e sepolte nella chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio in piazza di Trevi, dove erano conservati i precordi dei pontefici. Ma non è mai stata trovata nessuna lapide che identifichi la salma, è quindi probabile, come altri sostengono, che i suoi resti siano stati gettati via dopo le esequie, dato che Pinelli era ritenuto un laico impenitente, indegno di trovare collocazione accanto alle papali "frattaje”. Venne comunque apposta nella chiesa una lapide per ricordare che Bartolomeo Pinelli vi era stato sepolto il 4 aprile 1835.

  

 

                    

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