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Massimo Taparelli D'Azeglio 

 

(1798 - 1866)

                             

 

Ultimogenito del marchese Cesare d’Azeglio e di Cristina Morozzo di Bianzè, appartenenti all’antica nobiltà subalpina, Massimo Taparelli d’Azeglio nasce a Torino il 24 ottobre 1798 e nella stessa città muore il 16 gennaio del 1866.

 

Con l’arrivo delle truppe napoleoniche nella capitale sabauda, la famiglia si trasferisce a Firenze, dove Massimo frequenta la casa della duchessa d’Albany, incontrandovi Vittorio Alfieri (amico del padre) e il pittore francese François Xavier Fabre. L’interesse per la pittura emerge fin dal 1814, anno in cui si reca a Roma per la prima volta col padre, lasciando nei taccuini stilati in quegli anni le prime impressioni della vita nella città pontificia.

 

Appresi i primi rudimenti dal pittore calabrese don Ciccio De Capo, torna a Roma nel 1818. Qui frequenta lo studio del pittore fiammingo Martin Verstappen, che introduce il giovane artista alla produzione di paesaggi pittoreschi e vedute della campagna romana, a cui d’Azeglio affianca numerosi studi delle rovine romane. Nel 1827 è a Napoli, altro passaggio obbligato per i paesisti europei di stanza in Italia.

 

Già durante il soggiorno romano unisce la pittura di paesaggio a soggetti storici e letterari, dando inizio ad un genere pittorico nuovo in Italia, il “paesaggio istoriato”. I primi risultati sono rappresentati dal Passo delle Termopili, offerto al re Carlo Felice nel 1823, e dalla Morte del Conte Josselin de Montmorency.

 

Nel 1831 Massimo d’Azeglio si trasferisce a Milano e sposa Giulia Manzoni, figlia dello scrittore Alessandro. Quello milanese è il periodo più fecondo della carriera artistica del pittore torinese, che dipinge assiduamente e dal 1831 al 1843 espone con regolarità all’Accademia di Brera (quadri di paese, soggetti storici e cavallereschi). Nello stesso periodo, legandosi al vivace mondo intellettuale e politico milanese, dà inizio ad una brillante carriera letteraria (è del 1833 la pubblicazione del romanzo “Ettore Fieramosca” o “La disfida di Barletta”).

 

Nel 1835, dopo la morte della prima moglie, sposa Luisa Blondel Maumary. Il rinnovato clima politico piemontese lo riavvicina alla corte sabauda, con cui mantiene stretti rapporti. Nel 1837 re Carlo Alberto gli commissiona una serie di quadri di soggetto storico, tra cui i sei destinati alla "Sala del Pranzo" di Palazzo Reale (tre delle opere sono rimaste in situ).

 

Dall’inizio degli anni Quaranta all’attività artistica D’Azeglio affianca, militando tra le fila dei liberali moderati, un’intensa attività politica che nel 1849 lo vedrà assumere la carica di presidente del Consiglio del Regno Sardo. Continua a dipingere, se pur con minore intensità, esponendo soprattutto alle mostre della Promotrice di Belle Arti a Torino. Dopo la caduta del suo governo torna a dedicarsi alla pittura fino al 1862, quando realizza la grande tela raffigurante Ulisse accolto da Nausicaa che dona alla città di Torino per contribuire alla formazione della “raccolta moderna dei quadri” del Museo Civico.

 

Trascorre a Torino gli ultimi anni della sua vita, alternando frequenti soggiorni a Cannero (sul lago Maggiore). Nello stesso anno della sua morte, la città natale gli dedica una prima, ampia retrospettiva a Palazzo Carignano.

 

 

 

Per approfondire :

Antico e nuovo nell'aristocrazia piemontese       (G. Martellini e M. T. Pichetto - www.vivant.it)

Massimo D'Azeglio - I miei ricordi

 

 

                    

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