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Hayez si era perfettamente
inserito nel fervido clima neoclassico milanese. Sull'onda della partecipazione
al processo di rinnovamento in senso romantico, il pittore si impose come punto
di riferimento di un'arte finalmente moderna con il suo “Pietro
Rossi prigioniero degli Scaligeri”, presentato con clamore
all'esposizione di Brera del 1820. Il clamore fu determinato dal soggetto (un
moderno argomento medievale anziché un antico soggetto mitologico) e dallo stile
che colpì per l'ombrosità evocativa dei colori, bruni e misteriosi, abilmente
impiegata per suscitare emozioni, più che per invitare a una chiara e razionale
comprensione. Nella tela l'artista cercò, come scrisse nelle sue Memorie, dì "accostarsi
possibilmente alla verità, non curando troppo nella composizione quelle regole
troppo pedantesche che vi toglievano vita e moto".
L'attenzione per i contenuti
storici determinò la fortuna di Hayez presso gli aristocratici milanesi più
direttamente impegnati sul piano politico, tanto che tra i suoi primi
committenti troviamo dei patrioti coinvolti nei moti carbonari del 1821. Hayez
si impose rapidamente come il caposcuola del romanticismo italiano, in
un'attività intensa scandita da opere quasi tutte d'argomento storico, molto
spesso tratte da romanzi e poemi di contemporanei, dall' “Ultimo
bacio di Giulietta e Romeo” alla “Congiura dei Lampugnani” (1826,
allusivo alla gioventù carbonara), a “I
vespri siciliani”, quadro davvero emblematico dell'esaltazione della
ribellione alla tracotanza straniera di un popolo oppresso, fino all'ormai già
tardo “Ultimi
momenti del Doge Marin Faliero”.
Hayez fu anche superbo
ritrattista. Denso di significati politici è il “Ritratto
del conte Arese in carcere” (1827), immagine emblematica della
partecipazione agli ideali risorgimentali della borghesia liberale lombarda.
Molto noti anche i suoi ritratti di Rosmini (1835), di
Manzoni (1840-1841), di
D'Azeglio (1860), di
Rossini (1870), elementi di una galleria di
celebri personaggi che fece davvero di Hayez, secondo una definizione di Emilio
Cecchi, "lo storico dell'aristocrazia intellettuale" del suo tempo. Non
si può non restare meravigliati davanti ai suoi ritratti:
"acuti, ben impostati, trattati con un finezza d'analisi
psicologica che si estrinseca in una finezza attenta di passaggi chiaroscurali:
precisi, ma senza durezze lineari o stacchi bruschi di colore"(Brizio).
Man mano però si accentuava
nel pittore un sentimento di accorato pessimismo ideologico, originato dalle
disillusioni politiche; un sentimento evidente nella serie delle Malinconie
(1840-1842) e delle Meditazioni (1850-1851), vere e proprie allegorie che
alludono alla crisi degli ideali risorgimentali, quasi sempre risolte, sul piano
figurativo, in descrizioni sensuali di nudi torsi femminili. Anche l'opera più
celebre di Hayez, “Il
Bacio” (1859), partecipa di questo pessimismo.
La vita :
. 1971 Nasce a Venezia da padre
francese, viene avviato alla pittura da uno zio antiquario, Francesco Binasco,
che voleva fare di lui un restauratore di dipinti. Adolescente trascorre tre
anni nella scuola del Maggiotto. Con un amico frequenta assiduamente la galleria
del palazzo Farsetti, che ospita una grande collezione, esercitandosi con i
modelli dei musei romani.
. 1803
Segue un corso di nudo nella vecchia Accademia sotto la guida di Lattanzio
Querela.
. 1806
Viene ammesso ai corsi di pittura della Nuova Accademia di Belle Arti, appena
costituitasi. Il suo maestro è Teodoro Matteini.
. 1809 Partecipa ad un
concorso per tre posti di alunnato a Roma, indetto dall’Accademia di Venezia. Il
concorso è affollato, ma Hayez vince il premio consistente in una pensione atta
a mantenerlo agli studi a Roma per tre anni. A Roma conosce Antonio Canova,
patrocinatore del corso, che apprezza le sue doti e sarà il suo principale
protettore, lavora, studia e fa amicizia con altri pittori famosi come Pinelli e
Ingres.
. 1813 Vince un premio di
nudo, si dice grazie all’appoggio del Canova.
. 1814 A causa di una
questione di "donne", viene aggredito e leggermente ferito, si trasferisce
quindi a Napoli, in attesa che si calmino le acque, dove riceve commissioni da
Gioacchino Murat.
. 1817 Si sposa con Vincenza
Scaccia, di ottima famiglia borghese. Riceve commissioni per affreschi destinati
alle stanze della futura imperatrice Carolina di Baviera, viaggia per l’Italia
del Nord, lavora e affresca case patrizie.
. 1820 Espone a Milano ed ha
occasione di conoscere i protagonisti dell’ambiente politico e culturale
milanese, compreso il Manzoni, ricavandone numerose commissioni.
. 1821 Torna ad esporre a
Milano e nell’anno successivo viene nominato supplente per due anni
all’Accademia di Brera. L’incarico lo porta a trasferirsi con la famiglia da
Venezia a Milano.
. 1831 Riceve la nomina a
socio corrispondente dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli.
. 1836 Viene ricevuto
dall’imperatore e da Metternich e viene eletto membro dell’Accademia di Vienna.
. 1838 Diventa accademico
ordinario di Brera.
. 1840 Torna a lavorare a
Napoli su richiesta del principe di Sant’Antimo. Alla moglie, rimasta a Milano,
scrive lettere affettuose nelle quali racconta di come ai principi in questione
piaccia la sua "finitezza, questa mia delicatezza di cui io stesso si
compiaccio".
. 1848 Disegna il medaglione
a ricordo delle "Cinque Giornate".
. 1849 Gli viene conferita
l’onorificenza dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.
. 1855 Assume la direzione
interinale dell’Accademia di Brera.
. 1860 Viene nominato
professore dell’Accademia di Bologna, Massimo d’Azeglio gli affida la direzione
di Brera,
. 1867 Rinuncia alla nomina
di giurato all’esposizione internazionale di Parigi perché, come scriverà, è
vicino agli ottant’anni e di salute cagionevole, deve restare accanto alla
moglie, da due anni ammalatissima…
. 1868 E nominato cavaliere
dell’Ordine Civile dei Savoia.
. 1869 Muore la moglie
Vincenza, da lui sempre chiamata affettuosamente Cencia.
. 1873 Adotta Angiolina
Rossi, nubile, nata nel 1841. Dona alcune delle sue opere a Brera, fa un ultimo
viaggio a Napoli, visita ancora una volta Roma, Pisa e Genova.
. 1882 Muore il 21 dicembre.
. 1890 Nella piazzetta di
Brera, viene inaugurato il suo “monumento”, opera dello scultore Francesco
Barzaghi.
. 1934 Milano gli dedica una grande
mostra al Castello Sforzesco, esponendo 98 dipinti.
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