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 Francesco Hayez 

 

 (Venezia 1791 - Milano 1882)

 

Hayez si era perfettamente inserito nel fervido clima neoclassico milanese. Sull'onda della partecipazione al processo di rinnovamento in senso romantico, il pittore si impose come punto di riferimento di un'arte finalmente moderna con il suo “Pietro Rossi prigioniero degli Scaligeri”, presentato con clamore all'esposizione di Brera del 1820. Il clamore fu determinato dal soggetto (un moderno argomento medievale anziché un antico soggetto mitologico) e dallo stile che colpì per l'ombrosità evocativa dei colori, bruni e misteriosi, abilmente impiegata per suscitare emozioni, più che per invitare a una chiara e razionale comprensione. Nella tela l'artista cercò, come scrisse nelle sue Memorie, dì "accostarsi possibilmente alla verità, non curando troppo nella composizione quelle regole troppo pedantesche che vi toglievano vita e moto".

 

L'attenzione per i contenuti storici determinò la fortuna di Hayez presso gli aristocratici milanesi più direttamente impegnati sul piano politico, tanto che tra i suoi primi committenti troviamo dei patrioti coinvolti nei moti carbonari del 1821. Hayez si impose rapidamente come il caposcuola del romanticismo italiano, in un'attività intensa scandita da opere quasi tutte d'argomento storico, molto spesso tratte da romanzi e poemi di contemporanei, dall' “Ultimo bacio di Giulietta e Romeo” alla “Congiura dei Lampugnani” (1826, allusivo alla gioventù carbonara), a “I vespri siciliani”, quadro davvero emblematico dell'esaltazione della ribellione alla tracotanza straniera di un popolo oppresso, fino all'ormai già tardo “Ultimi momenti del Doge Marin Faliero”.

 

Hayez fu anche superbo ritrattista. Denso di significati politici è il “Ritratto del conte Arese in carcere” (1827), immagine emblematica della partecipazione agli ideali risorgimentali della borghesia liberale lombarda. Molto noti anche i suoi ritratti di Rosmini (1835), di Manzoni (1840-1841), di D'Azeglio (1860), di Rossini (1870), elementi di una galleria di celebri personaggi che fece davvero di Hayez, secondo una definizione di Emilio Cecchi, "lo storico dell'aristocrazia intellettuale" del suo tempo. Non si può non restare meravigliati davanti ai suoi ritratti: "acuti, ben impostati, trattati con un finezza d'analisi psicologica che si estrinseca in una finezza attenta di passaggi chiaroscurali: precisi, ma senza durezze lineari o stacchi bruschi di colore"(Brizio).

 

Man mano però si accentuava nel pittore un sentimento di accorato pessimismo ideologico, originato dalle disillusioni politiche; un sentimento evidente nella serie delle Malinconie (1840-1842) e delle Meditazioni (1850-1851), vere e proprie allegorie che alludono alla crisi degli ideali risorgimentali, quasi sempre risolte, sul piano figurativo, in descrizioni sensuali di nudi torsi femminili. Anche l'opera più celebre di Hayez, “Il Bacio” (1859), partecipa di questo pessimismo. 

 

La vita :

. 1971  Nasce a Venezia da padre francese, viene avviato alla pittura da uno zio antiquario, Francesco Binasco, che voleva fare di lui un restauratore di dipinti. Adolescente trascorre tre anni nella scuola del Maggiotto. Con un amico frequenta assiduamente la galleria del palazzo Farsetti, che ospita una grande collezione, esercitandosi con i modelli dei musei romani.

. 1803  Segue un corso di nudo nella vecchia Accademia sotto la guida di Lattanzio Querela.

. 1806  Viene ammesso ai corsi di pittura della Nuova Accademia di Belle Arti, appena costituitasi. Il suo maestro è Teodoro Matteini.

. 1809  Partecipa ad un concorso per tre posti di alunnato a Roma, indetto dall’Accademia di Venezia. Il concorso è affollato, ma Hayez vince il premio consistente in una pensione atta a mantenerlo agli studi a Roma per tre anni. A Roma conosce Antonio Canova, patrocinatore del corso, che apprezza le sue doti e sarà il suo principale protettore, lavora, studia e fa amicizia con altri pittori famosi come Pinelli e Ingres.

. 1813  Vince un premio di nudo, si dice grazie all’appoggio del Canova.

. 1814  A causa di una questione di "donne", viene aggredito e leggermente ferito, si trasferisce quindi a Napoli, in attesa che si calmino le acque, dove riceve commissioni da Gioacchino Murat.

. 1817  Si sposa con Vincenza Scaccia, di ottima famiglia borghese. Riceve commissioni per affreschi destinati alle stanze della futura imperatrice Carolina di Baviera, viaggia per l’Italia del Nord, lavora e affresca case patrizie.

. 1820  Espone a Milano ed ha occasione di conoscere i protagonisti dell’ambiente politico e culturale milanese, compreso il Manzoni, ricavandone numerose commissioni.

. 1821  Torna ad esporre a Milano e nell’anno successivo viene nominato supplente per due anni all’Accademia di Brera. L’incarico lo porta a trasferirsi con la famiglia da Venezia a Milano.

. 1831  Riceve la nomina a socio corrispondente dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli.

. 1836  Viene ricevuto dall’imperatore e da Metternich e viene eletto membro dell’Accademia di Vienna.

. 1838  Diventa accademico ordinario di Brera.

. 1840  Torna a lavorare a Napoli su richiesta del principe di Sant’Antimo. Alla moglie, rimasta a Milano, scrive lettere affettuose nelle quali racconta di come ai principi in questione piaccia la sua "finitezza, questa mia delicatezza di cui io stesso si compiaccio".

. 1848  Disegna il medaglione a ricordo delle "Cinque Giornate".

. 1849  Gli viene conferita l’onorificenza dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.

. 1855  Assume la direzione interinale dell’Accademia di Brera.

. 1860  Viene nominato professore dell’Accademia di Bologna, Massimo d’Azeglio gli affida la direzione di Brera,

. 1867  Rinuncia alla nomina di giurato all’esposizione internazionale di Parigi perché, come scriverà, è vicino agli ottant’anni e di salute cagionevole, deve restare accanto alla moglie, da due anni ammalatissima…

. 1868  E nominato cavaliere dell’Ordine Civile dei Savoia.

. 1869  Muore la moglie Vincenza, da lui sempre chiamata affettuosamente Cencia.

. 1873  Adotta Angiolina Rossi, nubile, nata nel 1841. Dona alcune delle sue opere a Brera, fa un ultimo viaggio a Napoli, visita ancora una volta Roma, Pisa e Genova.

. 1882  Muore il 21 dicembre.

. 1890  Nella piazzetta di Brera, viene inaugurato il suo “monumento”, opera dello scultore Francesco Barzaghi.

. 1934 Milano gli dedica una grande mostra al Castello Sforzesco, esponendo 98 dipinti.

 

 

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