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1)
Caratteri generali e confronto con il Neoclassicismo
2)
Le nuove categorie estetiche: il pittoresco e il
sublime
3) La
rivalutazione dei sentimenti e delle passioni
4)
La riscoperta del medioevo
5)
Il romanticismo italiano
Caratteri generali
e confronto con il neoclassicismo
Il romanticismo è un movimento artistico dai contorni
meno definiti rispetto al neoclassicismo. Benché si affermi in Europa dopo
che il neoclassicismo ha esaurito la sua vitalità, ossia intorno al 1830, in
realtà era nato molto prima. Le prime tematiche che lo preannunciavano
sorsero già verso la metà del XVIII secolo. Esse, tuttavia, rimasero in
incubazione durante tutto lo sviluppo del neoclassicismo, per riapparire e
consolidarsi solo nei primi decenni dell’Ottocento. Il romanticismo ha poi
cominciato ad affievolirsi verso la metà del XIX secolo, anche se alcune sue
suggestioni e propaggini giungono fino alla fine del secolo.
Il romanticismo è un movimento che si definisce bene
proprio confrontandolo con il neoclassicismo. In sostanza, mentre il
neoclassicismo dà importanza alla razionalità umana, il romanticismo
rivaluta la sfera del sentimento, della passione ed anche della
irrazionalità. Il neoclassicismo è profondamente laico e persino ateo; per
contro il romanticismo è un movimento di grandi suggestioni religiose. Il
neoclassicismo aveva preso come riferimento la storia classica; il
romanticismo, invece, guarda alla storia del medioevo, rivalutando questo
periodo che, fino ad allora, era stato considerato buio e barbarico. Infine,
mentre il neoclassicismo impostava la pratica artistica sulle regole e sul
metodo, il romanticismo rivalutava l’ispirazione ed il genio individuale.
È da considerare, inoltre che, mentre il
neoclassicismo è uno stile internazionale, ed in ciò rifiuta le espressioni
locali considerandole folkloristiche, ossia di livello inferiore, il
romanticismo si presenta con caratteristiche differenziate da nazione a
nazione. Così, di fatto, risultano differenti il romanticismo inglese da
quello francese, o il romanticismo italiano da quello tedesco.
Il romanticismo, in realtà, a differenza del
neoclassicismo, non è uno stile, in quanto non si fonda su dei princìpi
formali definiti. Esso può essere invece considerato una poetica, in quanto,
più che alla omogeneità stilistica, tende alla omogeneità dei contenuti.
Questi contenuti della poetica romantica sono sintetizzabili in quattro
grandi categorie:
-
- l’armonia dell’uomo nella natura
-
- il sentimento della religione
-
- la rivalutazione dei caratteri nazionali dei popoli
-
- il riferimento alle storie del medioevo.
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Le nuove categorie
estetiche: il pittoresco e il sublime
La categoria estetica del neoclassicismo è stata
sempre e solo una: il bello. Il bello è qualcosa che deve ispirare
sensazioni estetiche piacevoli, gradevoli, e per far ciò deve nascere dalla
perfezione delle forme, dalla loro armonia, regolarità, equilibrio. Il
bello, già dalle sue prime formulazioni teoriche presso gli antichi greci,
conserva al suo fondo una regolarità geometrica che è il frutto della
capacità umana di immaginare e realizzare forme perfette. Pertanto, nella
concezione propriamente neoclassica, il bello è la qualità specifica
dell’operare umano. La natura non produce il bello, ma produce immagini che
possono ispirare due sentimenti fondamentali: il pittoresco o il sublime.
Il sublime conosce la sua prima definizione teorica
grazie a E. Burke, nel 1756, con un saggio dal titolo: Ricerca filosofica
sulla origine delle idee del sublime e del bello. Burke considera il bello e
il sublime tra loro opposti. Il sublime non nasce dal piacere della misura e
della forma bella, né dalla contemplazione disinteressata dell’oggetto, ma
ha la sua radice nei sentimenti di paura e di orrore suscitati
dall’infinito, dalla dismisura, da «tutto ciò che è terribile o riguarda
cose terribili» (per es. il vuoto, l’oscurità, la solitudine, il silenzio,
ecc.; riprendendo questi esempi Kant dirà: sono sublimi le alte querce e
belle le aiuole; la notte è sublime, il giorno è bello).
Immanuel Kant approfondisce il significato del
sublime. Il sublime non deriva, come il bello, dal libero gioco tra
sensibilità e intelletto, ma dal conflitto tra sensibilità e ragione. Si ha
pertanto quel sentimento misto di sgomento e di piacere che è determinato
sia dall’assolutamente grande e incommensurabile (la serie infinita dei
numeri o l’illimitatezza del tempo e dello spazio: sublime matematico), sia
dallo spettacolo dei grandi sconvolgimenti e fenomeni naturali che suscitano
nell’uomo il senso della sua fragilità e finitezza (sublime dinamico).
Il pittoresco è una categoria estetica che trova la
sua prima formulazione solo alla fine del Settecento grazie ad U. Price, che
nel 1792 scrisse: Un saggio sul pittoresco, paragonato al sublime e al
bello. Tuttavia la sua prima comparsa nel panorama artistico è
rintracciabile già agli inizi del Settecento, soprattutto nella pittura
inglese, e poi nel rococò francese. Il pittoresco rifiuta la precisione
delle geometrie regolari per ritrovare la sensazione gradevole nella
irregolarità e nel disordine spontaneo della natura.
Il pittoresco è la categoria estetica dei paesaggi.
Tutta la pittura romantica di paesaggio conserva questa caratteristica.
Essa, nel corso del Settecento, ispirò anche il giardinaggio, facendo
nascere il cosiddetto giardino «all’inglese». L’arte del giardinaggio, nel
corso del rinascimento e del barocco, aveva prodotto il giardino
«all’italiana», ossia una composizione di elementi vegetali (alberi, siepi,
aiuole) e artificiali (vialetti, scalinate, panchine, padiglioni, gazebi)
ordinati secondo figure geometriche e regolari. Il giardino «all’inglese»
rifiuta invece la regolarità geometrica e dispone ogni cosa in un’apparente
casualità. Divengono elementi caratteristici di questo tipo di giardino: i
vialetti tortuosi, i dislivelli, le pendenze, la disposizione irregolare
degli arbusti. Ed un altro elemento caratteristico del giardino
«all’inglese» è la falsa rovina.
Il sentimento della rovina è tipico della poetica
romantica. Le rovine ispirano la sensazione del disfacimento delle cose
prodotte dall’uomo, dando allo spettatore la commozione del tempo che passa.
Le testimonianze delle civiltà passate, pur se vengono aggredite dalla
corrosione del tempo, rimangono comunque presenti in questi rovine del
passato. E la rovina, per lo spirito romantico, è più emozionante e
piacevole di un edificio, o di un manufatto, intero. Ovviamente, nell’arte
del giardinaggio, pur in mancanza di rovine autentiche, ci si accontentava
di false rovine. Ossia di copie di edifici o statue del passato riprodotte
allo stato cadente.
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La rivalutazione
dei sentimenti e delle passioni
Uno dei tratti più caratteristici del romanticismo è
la rivalutazione del lato passionale ed istintivo dell’uomo. Questa tendenza
porta a ricercare le atmosfere buie e tenebrose, il mistero, le sensazioni
forti, l’orrido ed il pauroso. L’artista romantico ha un animo
ipersensibile, sempre pronto a continui turbamenti. L’artista non si sente
più un borghese ma inizia a comportarsi sempre più in modo
anticonvenzionale. In alcuni casi sono decisamente associali e amorali. Sono
artisti disperati e maledetti che alimentano il proprio genio di
trasgressioni ed eccessi.
L’artista romantico è un personaggio fondamentalmente
pessimista. Vive il proprio malessere psicologico con grande drammaticità. E
il risultato di questo atteggiamento è un arte che, non di rado, ricerca
l’orrore, come in alcuni quadri di Gericault che raffigurano teste di
decapitati o nelle visioni allucinate di Goya quali «Saturno che divora i
figli».
L’arte romantica riscopre anche la sfera religiosa,
dopo un secolo, il Settecento, che era stato fortemente laico ed
anticlericale. La riscoperta dei valori religiosi era iniziata già nel 1802
con la pubblicazione, da parte di Chateaubriand, de Il genio del
Cristianesimo. Negli stessi anni iniziava, soprattutto in Germania, grazie a
von Schlegel e Schelling, una concezione mistica ed idealistica dell’arte
intesa come dono divino. L’arte deve scoprire l’anima delle cose, rivelando
concetti quali il sentimento, il religioso, l’interiore. Il primo pittore a
seguire queste indicazioni fu il tedesco C. D. Friedrich.
Questo interesse per la dimensione della interiorità e
della spiritualità umana portò, in realtà, il romanticismo a preferire
linguaggi artisti non figurativi, come la musica e la letteratura o la
poesia. Queste, infatti, sono le arti che, più di altre, incarnano lo
spirito del romanticismo.
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La riscoperta del
Medioevo
Sono diversi i motivi che portarono la cultura
romantica a rivalutare il medioevo. Le motivazioni principali sono
fondamentalmente tre:
1. -
il medioevo è stato un periodo mistico e religioso
2. -
nel medioevo si sono formate le nazioni europee
3. -
nel medioevo il lavoro era soprattutto artigianale.
Nel medioevo la religione aveva svolto un ruolo
fondamentale per la società del tempo. Forniva le coordinate non solo
morali, ma anche esistenziali. Allo spirito della religione era improntata
tutta l’esistenza umana. Questo aspetto fa sì che, nel romanticismo, si
guardi al medioevo come ad un’epoca positiva perché pervasa da un forte
misticismo e spiritualità.
Inoltre, la rivalutazione del medioevo nasceva da un
atteggiamento polemico sul piano politico. È da ricordare, infatti, che il
neoclassicismo, nella sua ultima fase, era divenuto lo stile di Napoleone e
del suo impero. Di una entità politica, cioè, che aveva cercato di eliminare
le varie nazioni europee per fonderle in un unico stato. Il crollo
dell’impero napoleonico aveva significato, nelle coscienze europee,
soprattutto la rivalutazione delle diverse nazionalità che, nel nostro
continente, si erano formate proprio nel medioevo con il crollo di un altro
impero sovranazionale: quello romano. Il neoclassicismo, nella sua
perfezione senza tempo, aveva cercato di sovrapporsi alle diversità locali.
Il romanticismo, invece, vuole rivalutare la diversità dei vari popoli e
delle varie nazioni e quindi guarda positivamente a quell’epoca in cui la
diversità culturale si era formata in Europa: il medioevo.
Il terzo motivo di rivalutazione del medioevo nasce da
un atteggiamento polemico nei confronti della rivoluzione industriale. Alla
metà del Settecento le nuove conquiste scientifiche e tecnologiche avevano
permesso di modificare sostanzialmente i mezzi della produzione, passando da
una fase in cui i manufatti erano prodotti artigianalmenti, ad una fase in
cui venivano prodotti meccanicamente con un ciclo industriale. La nascita
delle industrie rivoluzionò molti aspetti della vita sociale ed economica.
Permise di produrre una quantità di oggetti notevolmente superiore, ad un
costo notevolmente inferiore. Tuttavia, soprattutto nella sua prima fase, la
produzione industriale portò ad un peggioramente della qualità estetica
degli oggetti prodotti.
Questa conseguenza fu avvertita soprattutto dagli
intellettuali inglesi che, verso la metà dell’Ottocento, proposero un
rifiuto delle industrie per un ritorno all’artigianato. Il lavoro
artigianale, secondo questi intellettuali, consentiva la produzione di
oggetti qualitativamente migliori, ed inoltre arricchiva il lavoratore del
piacere del lavoro, cosa che nelle industrie non era possibile. Le
industrie, con il loro ciclo ripetitivo della catena di montaggio, non
creavano le possibilità per un lavoratore di amare il proprio lavoro, con la
conseguenza della sua alienazione e dell’impoverimento interiore.
Sorsero così, in Inghilterra, delle scuole di arte
applicata e di mestieri, dette «Arts and Crafts». In queste scuole venivano
prodotti manufatti in modo rigorosamente artigianale ma che finivano per
costare notevolmente in più rispetto alle analoghe merci prodotte dalle
industrie. Tendenzialmente erano quindi destinate ad un pubblico ricco e di
élite. E quindi non più alla portata proprio della classe operaia che, dalla
rivoluzione industriale, aveva tratto il beneficio di poter acquistare un
maggior numero di oggetti perché più economici.
La risposta ai mali della rivoluzione industriale data
dai movimenti di «Arts and Crafts» era anacronistica. E l’illusione di poter
sostituire le industrie con l’artiginato si rivelò fallimentare. La giusta
soluzione, alla qualità della produzione industriale, fu data solo alla fine
del secolo dalla cultura che si sviluppò nell’ambito del Liberty. La
soluzione fu la definizione di una nuova specificità estetica, il design
industriale, che avrebbe portato ad una nuova figura professionale: il
designer.
Parallelamente ai movimenti di «Arts and Crafts» sorse
in Inghilterra un movimento pittorico che diede una ultima interpretazione
del Romanticismo, nella seconda metà dell’Ottocento: i Preraffaelliti. Il
gruppo, animato da Dante Gabriel Rossetti, si ripropose, anche nel nome, di
far rivivere la pittura medievale sviluppatasi appunto prima di Raffaello.
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Il romanticismo
italiano
Il romanticismo italiano è un fenomeno che ha tratti
caratteristici diversi dal romanticismo europeo. Le tensioni mistiche sono
del tutto assenti, così come è assente quel gusto per il tenebroso e
l’orrido che caratterizza molto romanticismo nordico. Queste diversità hanno
fatto ritenere che l’Italia non abbia avuto una vera e propria arte
romantica ma solo una imitazione del vero romanticismo nordico. Se la
questione appare oggi superata, ciò che interessa è capire in che cosa si
può individuare un’esperienza romantica nell’arte italiana dell’Ottocento.
È da premettere che, in Italia, il romanticismo
coincide cronologicamente con quella fase storica che definiamo
Risorgimento. Ossia il periodo, compreso tra il 1820 e il 1860, in cui si
realizzò l’unità d’Italia. Questo processo di unificazione fu accompagnato
da molti fermenti che coinvolsero non solo la sfera politica e diplomatica
ma anche la cultura del periodo. I contenuti culturali furono indirizzati al
risveglio della identità nazionale e alla presa di coscienza dell’importanza
della unificazione. Secondo le coordinate del romanticismo, che in tutta
Europa rivalutava le radici delle identità nazionale, il riferimento storico
divenne il medioevo. E così anche l’Italia, che pure aveva vissuto periodi
storici più intensi e pregnanti proprio in età classica con l’impero romano,
si rivolse al medioevo per ritrovarvi quegli episodi che ne indicassero
l’orgoglio nazionale.
Questo impegno civile e politico unifica tutte le arti
del romanticismo italiano, dalla letteratura alla pittura, dalla musica al
melodramma, eccetera. Ma l’arte che più di ogni altra si affermò nel
romanticismo italiano fu soprattutto la letteratura, grazie ad Alessandro
Manzoni e al suo romanzo I promessi sposi. Questo predominio della
letteratura sulle arti visive è stata una costante di tutta la successiva
cultura italiana dell’Ottocento, determinando non poco il ritardo culturale
che l’Italia accumulò nel campo delle arti visive rispetto alle altre
nazioni europee, e alla Francia in particolare.
I due principali temi in cui si esprime la pittura
romantica italiana è la pittura di storia e la pittura di paesaggio. Nel
primo tema abbiamo il maggior contributo pittorico all’idea risorgimentale
dell’unità nazionale. E la pittura di storia, coerentemente a quanto detto
prima, rappresenta sempre episodi tratti dalla storia del medioevo quali la
Disfida di Barletta, i Vespri siciliani, eccetera. Ma lo fa con spirito che
denota la succube dipendenza dalla letteratura, tanto che questi quadri
hanno un carattere puramente illustrativo e didascalico. Protagonisti di
questa pittura di storia sono stati il milanese Francesco Hayez, il
fiorentino Giuseppe Bezzuoli, il piemontese Massimo D’Azeglio.
Nel genere del paesaggio il romanticismo italiano
trovò invece una sua maggiore autonomia ed ispirazione che la posero al
livello delle coeve esperienze pittoriche che si stavano svolgendo in
Europa. Anche per la diversità geografica tra l’Italia e l’Europa del nord i
paesaggi italiani non sono mai caratterizzati da quella atmosfera a volte
tenebrosa e a volte inospitale del paesaggio nordico. Ma il paesaggio
italiano si presenta più luminoso, più gradevole, più caratterizzato da un
pittoresco accogliente e piacevole. La pittura di paesaggio italiana ha
soprattutto due grandi protagonisti: Giacinto Gigante a Napoli, esponente
principale della locale Scuola di Posillipo, e Antonio Fontanesi a Torino.
La vicenda del romanticismo italiano tende a
prolungarsi fin quasi alla fine del secolo collegandosi, in alcuni casi,
direttamente con la pittura divisionista. Nell’ambito del romanticismo
italiano, un posto a sé lo occupa un altro movimento, detto «Scapigliatura»,
sviluppatosi a Milano nell’immediato periodo dopo l’unità d’Italia. La
Scapigliatura si sviluppa sulle suggestioni di un altro originale pittore
romantico, la cui attività si è svolta a Milano: Giovanni Carnovali, detto
il Piccio.
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