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Antonio Mancini

 

 (1852 - 1930)

 

 

Nato a Roma nel 1852, si trasferì con la famiglia a Napoli nel 1865 dove si iscrisse all'Istituto di Belle Arti. Importante fu l’incontro con Domenico Morelli che lo indirizzò allo studio della pittura napoletana del seicento.

Fu compagno di studio di Gemito con il quale si dedicò all’osservazione del mondo popolare napoletano: i suoi primi modelli furono i pescatori e gli "scugnizzi” colti dal vero.

 

Nel 1873 si recò a Parigi dove sottoscrisse un contratto con il mercante Goupin e dove, nel 1875, la vendita di alcune sue opere in un’importante asta decretò la sua improvvisa fortuna. Fu ancora a Parigi tra il 1877 e il 1878 per partecipare ai Salons e all’Esposizione Universale, occasione nella quale conobbe i pittori impressionisti.

Il benessere economico e la nostalgia gli procurano una crisi di nervi. Tornato a Napoli rimase per quattro anni in una casa di cura.

Nel 1883 si stabilì a Roma, dove conobbe Sargent, nel 1901 e nel 1907 si recò a Londra, dove fu apprezzato ritrattista.

Nel 1929 venne nominato Accademico d'Italia. Negli ultimi anni si dedicò molto al ritratto e la sua produzione rimase di altissima qualità fino alla fine.

 

Mancini produsse moltissime opere, passò dalla predominanza dei bruni, presenti nelle sue prime opere, ad un colorismo più vivace; le sue ricerche lo portano fino al punto di introdurre nelle composizioni pezzi di vetro, nastrini, stagnola, alla ricerca di effetti luministici che con il colore ad olio non riusciva a trovare.

 

                    

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