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Nato a Roma nel 1852, si
trasferì con la famiglia a Napoli nel 1865 dove si iscrisse all'Istituto di
Belle Arti. Importante fu l’incontro con Domenico Morelli che lo indirizzò
allo studio della pittura napoletana del seicento.
Fu compagno
di studio di Gemito con il quale si dedicò all’osservazione del mondo
popolare napoletano: i suoi primi modelli furono i pescatori e gli
"scugnizzi” colti dal vero.
Nel 1873 si
recò a Parigi dove sottoscrisse un contratto con il mercante Goupin e dove,
nel 1875, la vendita di alcune sue opere in un’importante asta decretò la
sua improvvisa fortuna. Fu ancora a Parigi tra il 1877 e il 1878 per
partecipare ai Salons e all’Esposizione Universale, occasione nella quale
conobbe i pittori impressionisti.
Il benessere
economico e la nostalgia gli procurano una crisi di nervi. Tornato a Napoli
rimase per quattro anni in una casa di cura.
Nel 1883 si
stabilì a Roma, dove conobbe Sargent, nel 1901 e nel 1907 si recò a Londra,
dove fu apprezzato ritrattista.
Nel 1929
venne nominato Accademico d'Italia. Negli ultimi anni si dedicò molto al
ritratto e la sua produzione rimase di altissima qualità fino alla fine.
Mancini
produsse moltissime opere, passò dalla predominanza dei bruni, presenti
nelle sue prime opere, ad un colorismo più vivace; le sue ricerche lo
portano fino al punto di introdurre nelle composizioni pezzi di vetro,
nastrini, stagnola, alla ricerca di effetti luministici che con il colore ad
olio non riusciva a trovare.
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