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Nato ad Arnhem in Olanda
nel 1790, inizia a studiare pittura fin da ragazzo. Nel 1808 ottiene un
pensionato di formazione artistica in Francia, dove rimane fino al 1811.
Raggiunge poi Roma, dove resta per alcuni anni, frequentando la colonia di
artisti olandesi. Caduto Napoleone e finita la borsa di studio, nel 1816 si
trasferisce a Napoli nella quale risiederà per tutta la vita.
All'inizio degli anni
Venti, apre una scuola privata di pittura a cui si formano Giacinto Gigante,
Gabriele Smargiassi, Raffaele Carelli, Achille Vianelli: il nucleo
originario della "Scuola di Posillipo".
La sua formazione a Parigi
gli permette di introdurre a Napoli per la prima volta la visione “en plein
air” adottando la tecnica nuova della pittura a olio su carta. La novità del
metodo di Pitloo sta nell'aver sovvertito il tradizionale studio del
paesaggio elaborato a cavalletto introducendo l'osservazione dal vero della
natura. Il paesaggio è dipinto direttamente sul foglio di carta che diventa
uno strumento indispensabile all'artista.
La pittura di Pitloo subisce nel tempo un'evoluzione
che parte da un vitreo vedutismo di tradizione olandese, per approdare ad
una sensibilità romantica del paesaggio, che risente della lezione di Corot,
senza tuttavia dimenticare l'eredità seicentesca del vero. Attitudine
accentuata, negli ultimi anni, dalla conoscenza delle innovazioni di Turner
che, nel 1828, tiene una grande mostra a Roma.
Pitloo muore
prematuramente a Napoli nel 1837, colpito dall’epidemia di colera. Sua
figlia Sofia andò sposa al pittore Teodoro Duclère, il più fedele degli
allievi di Pitloo.
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