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Verismo

Premessa

Il realismo nella pittura italiana

Verismo “romantico”

Positivismo

Naturalismo

 

... l'oggetto sono i "documenti umani", cioè fatti veri,

storici; e l'analisi di tali documenti dev'essere

condotta con "scrupolo scientifico" ... 

(G. Verga)


  Premessa

L'Italia era appena costituita in unità e i problemi esistenti diventavano più acuti e pressanti perché il nuovo stato era nato dall’unione di tante realtà regionali diverse tra loro per condizioni politiche, economiche e culturali.

In Italia la questione sociale dei rapporti fra patronato e masse lavoratrici era complicata dalle differenze sociali ed economiche, dalla scarsa partecipazione delle realtà contadine, che avevano sentito il Risorgimento come un fatto borghese, dalle difficoltà di bilancio e dalla tendenza dei gruppi industriali ad accumulare capitale per fondare l’industria italiana a spese delle masse meridionali e contadine.

In questo contesto sociale di innesta il verismo italiano, movimento letterario ed artistico che, ispirandosi al Naturalismo francese ed al Positivismo, ma anche ad Alessandro Manzoni e alla scapigliatura, teorizza una rigorosa fedeltà alla realtà effettiva delle situazioni, dei fatti, degli ambienti, dei personaggi, descrivendo la vita della gente umile, dei reietti dalla società che si affannano nella lotta per la sopravvivenza, contro la fatalità del destino.

Si sviluppa negli anni successivi all'Unità e prosegue fino al primo decennio del Novecento, raggiungendo la piena maturità nell'ultimo trentennio dell'Ottocento.

Fu elaborato nell'ambito del vivace ambiente milanese dove erano assai forti gli influssi della cultura europea ma si allargò a tutta l'Italia. Da un lato Firenze, capitale provvisoria fino al 1871 e centro politico italiano, dall'altro la Sicilia arretrata, semifeudale e a un livello ancora rurale. Successivamente a Firenze, dove sono nate le prime pagine dei tanti romanzi veristi, si affianca Milano, la città più importante dell'economia imprenditoriale nazionale.

 

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Il realismo nella pittura italiana   (www.carloadeliogalimberti.it)

 

Nella seconda metà dell’800 i frequenti viaggi a Parigi di molti pittori italiani (come Altamura, Morelli, Palizzi) riportavano le suggestioni e gli entusiasmi per le novità artistiche d’oltralpe. Dal punto di vista dei temi e dello stile della loro pittura, gli artisti si sentivano così incoraggiati nel loro radicale atteggiamento antiaccademico, che peraltro trovava facile mescolanza, nel loro animo, con gl’impeti degli ideali patriottici. Il risultato di queste due matrici fu la nascita di quel grande movimento della pittura italiana dell’Ottocento che va sotto il nome di Realismo.

In Francia era accaduto che l’artista di cui più si discuteva a Parigi era Gustave Courbet, autore di quella vasta composizione del Funerale a Ornans che aveva suscitato il disagio del pubblico del Salon e l’ostilità della critica. Stupiva quel corteo di borghesi di paese in un’opera di dimensioni monumentali che l’ufficialità accademica avrebbe riservato a retoriche e strombazzanti composizioni storiche. L’artista reagì alle avverse valutazioni allestendo una propria esposizione, distinta dai Salons ufficiali, che denominò Pavillon du réalisme, presentando attraverso le sue opere uno scenario della nuova epoca contemporanea che aveva per protagonista la gente comune, tratta dalla vita di città o di campagna.

Anche gli ambienti che ospitavano le scene erano di una descrizione veritiera, fuori dai canoni semplicemente naturalistici che avevano fatto considerare dagli accademici la pittura di paesaggio un genere secondario. Nella veristica tradizione della pittura della Scuola di Barbizon, Courbet esaltava il paesaggio realista che troverà quindi i suoi esiti più convincenti nelle composizioni di J. Camille Corot (che lavorò moltissimo in Italia) e nelle sentimentali rappresentazioni di Jean François Millet (L’Angelus).

In Italia queste istanze veristiche s’intrecciano con gli avvenimenti politici nazionali e con gli intensi sentimenti patriottici degli artisti. La conseguenza fu una radicale trasformazione delle composizioni “di storia”, che vedranno i loro esiti più convincenti nelle rappresentazioni delle battaglie risorgimentali di Fattori, quasi istantanee di cronaca di guerra, che la persuasiva stesura del grande pittore toscano trasformerà da episodi violenti in seducente spettacolo d’arte, senza per questo rinunciare alla pignola e puntuale descrizione di situazioni o ambienti che restituiscono verità alla scena.

Oppure assistiamo anche alla riproposizione di fatti del più lontano passato che i pittori rievocheranno con un chiaro collegamento con l’attualità più stringente. È il caso, ad esempio, dell’opera di Morelli I profughi di Aquileia, che oltre un millennio prima andarono a fondare Venezia. Riferimento palese all’irredenta terra veneta, ancora sotto il dominio austriaco.

La stagione del verismo vedrà quindi l’accento posto sugli episodi della quotidianità risentendo anche di quell’irrinunciabile rapporto che si stabilirà tra pittura e fotografia. Molte delle rappresentazioni “veriste”, risentono infatti della felice trasposizione del linguaggio delle istantanee fotografiche nella suadente stesura pittorica (F. Faruffini, La lettrice; F. Carcano, La scuola di Ballo). D’altronde anche le correnti più innovatrici europee (da Courbet fino oltre l’Impressionismo) fecero un uso sistematico del mezzo fotografico.

I temi più intimi, le situazioni più private, i sentimenti più personali e il dettaglio d’ogni cosa o persona, assursero quindi a protagonisti dell’opera, collocati in quei contesti urbani che la galoppante industrializzazione aveva contribuito a sviluppare.

Quello della città è il connotato che offre maggiori elementi alle composizioni veriste, offrendo quella immediata riconoscibilità dell’ambiente e dei suoi personaggi che non rinunciava neppure alla rappresentazione di situazioni marginali che in altri tempi sarebbero state escluse dai fasti dell’arte. È il caso delle composizioni che hanno per oggetto la gente umile, i “perdenti”, gli emarginati, con quel recupero romantico del loro protagonismo nella storia, che già Alessandro Manzoni aveva mirabilmente descritto nel suo più famoso romanzo.

 Sebbene anche in passato gli “umili” avessero avuto una loro stagione d’attenzione (vedi le opere di Murillo, del Ceruti, e altri), è in questa stagione che le loro figure saranno sottratte alla consueta osservazione di carattere pietistico o sentimentaloide. Spesso, anzi, avremo vere e proprie manifestazioni di denuncia delle condizioni d’emarginazione, quando non invece rappresentazioni di riscatto e di riaffermazione di grande dignità umana di poveri ed emarginati. È il caso di quell’imponente scena di folla composta da operai e da contadini (non a caso, nella sua prima stesura, il dipinto si intitolava Fiumana) che fu Il Quarto Stato di Pelizza da Volpedo.

I temi sociali, le scene del lavoro, l’emozione dei sentimenti privati, la rappresentazione dell’ambiente che risente della fatica degli uomini, saranno i motivi della grande stagione realista che, traendo la propria linfa dalle sorgenti caravaggesche, si coniugherà con gli stilemi delle avanguardie d’Europa e che attraverso le struggenti scene del lavoro di uomini e donne troverà un vergine territorio per l’arte. Gli esiti saranno luminosi: dalle toccanti scene delle risaie di Morbelli alle splendenti campagne di Nomellini, dagli accattivanti personaggi di Longoni, fino alle raffinatissime composizioni di Segantini che trasfigurerà il quotidiano in seducente e splendida pittura.

 

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Verismo “romantico”

Alcuni elementi essenziali del romanticismo continueranno a vivere ancora a lungo per tutto l'Ottocento e anche oltre. L'arte di un Domenico Morelli, che giunge trionfalmente sino alla fine del secolo, è per molti aspetti indiscutibilmente “romantica” nonostante tutto il suo positívismo e verísmo, E ancora: l'arte di un Fattori, che giunge fino agli esordi del secolo xx, è, nonostante la sua protesta sociale e il suo verismo, ancora una volta manifestazione “romantica”. Anzi … l'affermazione del “vero” individuale e individuato è esso stesso un aspetto essenziale dell'atteggiamento che si suole definire “romantico”. Sembrerebbe un paradosso, ma persino il materialismo ottocentesco può essere largamente interpretato come “romantico”  (C. Maltese).

 

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Positivismo

Il Positivismo è l'espressione ideologica della borghesia al potere e della società industriale che si andava affermando. Esso nega ogni prospettiva religiosa e basa la metodologia conoscitiva sull'osservazione e sui dati dell'esperienza: positivo è tutto ciò che è "sperimentabile" e quindi "dimostrabile". La scienza, ed essa solamente, è la sola capace di spiegare oggettivamente la realtà in tutti i suoi aspetti, compresi quelli sociali. Da questa fiducia nella capacità della ragione e della scienza deriva la visione ottimistica di "progresso", apportatore di pace, benessere e prosperità.

Con Darwin, il Positivismo assume un carattere evoluzionistico, cioè gli esseri viventi per l'ereditarietà dei caratteri, le capacità di adattamento all'ambiente e la selezione naturale si evolvono in forme sempre più evolute e biologicamente più complesse. Da ciò deriva la considerazione che anche la psicologia umana, l'attività mentale e il comportamento sono il risultato delle condizioni ambientali. In letteratura in questo periodo predomina il realismo, caratterizzato dall'aderenza al "vero", dall'impersonalità dell'arte e da una particolare attenzione verso la società che viene rappresentata in modo oggettivo soprattutto nel romanzo.

 

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Naturalismo

In Francia dalla fusione delle idee del Positivismo e del realismo si sviluppa ed afferma il Naturalismo, il cui esponente principale è Émile Zola. Egli puntava sul romanzo non più come invenzione fantastica, ma come strumento di indagine sull'uomo e sul suo ambiente, attraverso l'osservazione diretta dei fatti narrati. Il romanzo che ne esce è definito "sperimentale"; l'aggettivo tuttavia non indica, come nelle successive avanguardie, una ricerca di novità ("sperimentalismo"), ma l'uso di una scrittura che studia la realtà attraverso il metodo scientifico.

L'artista deve essere impersonale, deve agire con la stessa freddezza del chirurgo, ritagliando pezzi di vita senza pretendere di giudicare il bene e il male. Più egli scomparirà dietro le cose che narra abbandonando i suoi presupposti morali per far posto alla verità anche se brutta, più l'opera d'arte acquisterà una vita autonoma, dando l'illusione di essere indipendente anche da chi l'ha creata. Possiamo quindi affermare che il Naturalismo è caratterizzato da:

  • Concretezza nella scelta dei temi;
  • Popolarità della forma;
  • Spostamento dell'attenzione dal passato storico alla società presente.

In Inghilterra si hanno in questo periodo opere in prosa che ritraggono la quotidianità di una società pragmatica e borghese e con l'avvento della civiltà industriale viene sollecitata l'attenzione per i problemi delle classi più umili. Tutto ciò è racchiuso nelle opere di Charles Dickens amante della semplicità e dell'umorismo. 


Per approfondire :

La rivoluzione della macchia     (C. Maltese)

Il Realismo                                  (www.centroarte.com)

Impressionismo                      (www.francescomorante.it)

Il verismo                             (di L. Tripodaro - G. Bonghi)

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